Rosa Russo Iervolino ricorda il Senatore Murmura all’Istituto Treccani


he settimane fa all’Istituto Luigi Sturzo, è stato commemorato il centenario del “Appello ai liberi e ai forti” lanciato da Don Sturzo il 18 gennaio 1919.
Ascoltando i relatori, mi è venuto subito alla mente l’amico carissimo Senatore Antonino Murmura, il suo pensiero ed il suo impegno di vita.
Non vi è infatti dubbio che Don Sturzo, descrivendo gli uomini liberi e forti ai quali si rivolge, abbia dipinto un ritratto ante litteram della personalità che oggi con affetto, commozione e rimpianto ricordiamo.
I liberi e forti sono – secondo il sacerdote di Caltagirone- le persone che “sentono alto il dovere di cooperare ai fini superiori della patria e che insieme propugnano ideali di giustizia e libertà lavorando per preparare le basi di una pace giusta e durevole costruita sviluppando le energie spirituali di tutti”.
Continuando a pensare, mi sono chiesta se, nel tracciare obiettivi così alti, non vi sia stata qualche dose di utopia e se il percorso indicato nel 1919 sia ancora valido. Mi sono risposta subito di si, pensando che il Senatore Murmura aveva fatto questo percorso realizzando il programma proposto da Sturzo.
“Questo ideale di libertà non tende certo a disorganizzare lo Stato, come alcune iniziative attuali rischiano di fare, ma è organico al rinnovamento delle energie e delle attività che debbono trovare al centro il coordinamento, la valorizzazione e la difesa dello sviluppo progressivo”. Questo è lo Sturzo dell’Appello ma è anche il pensiero e la linea culturale, istituzionale ed etica che, come chiesto da Don Sturzo non mira a colpire l’unità nazionale ma intende sviluppare armonicamente tutte le energie presenti nella società.
Anche nella conclusione dell’Appello troviamo note che concordano con il pensiero del nostro Senatore. Don Sturzo infatti afferma che “Queste riforme sarebbero vane se non reclamassimo come anima della nuova società il vero senso della libertà rispondente al più alto livello di maturità civile del nostro popolo”. In fondo è questo l’obiettivo per il quale Murmura ha sempre lavorato e che ci permette di indicarlo come uno fra i più coerenti realizzatori del patrimonio culturale ed etico dei cattolici democratici.

I relatori che oggi mi hanno preceduto hanno tracciato con chiarezza di esposizione e precisione di analisi, l’impegno culturale e politico di Antonino Murmura. In conclusione di questa importante giornata, vorrei ora con grande semplicità evidenziare alcune caratteristiche della figura umana del nostro Senatore. Gli anni trascorsi assieme in Parlamento sono stati duri, dolorosi e difficili: gli anni del terrorismo. Basta pensare all’assassinio del collega Senatore Roberto Ruffilli, all’uccisione all’interno della Sapienza del mite Bachelet, al periodo ricco di angoscia del rapimento di Moro e della sua drammatica uccisione. Erano i giorni nei quali tutti noi cercavamo conforto e coraggio ed il sorriso e il sostegno spirituale di Murmura era generosamente offerto a tutti i suoi colleghi. Egli era sempre presente a quello che, da un certo punto di vista, era il momento più alto della giornata, quando, finito il lavoro parlamentare ci trovavamo nella Chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza per scambiarci le ultime notizie, ma soprattutto per farci reciprocamente coraggio. Il Cardinale Poletti era spessissimo tra di noi: celebrava la Messa e dava la Santa Comunione a chi la desiderava in un periodo in cui ancora aleggiava il ricordo della scomunica data ai marxisti. I colleghi di ogni posizione politica facevano tutto il possibile per far sentire tutta la loro solidarietà a noi che appartenevamo allo stesso gruppo parlamentare di coloro che erano stati colpiti. Devo dire che in quell’epoca i rapporti fra parlamentari di posizioni diverse erano non solo civili ma umanamente ricchi e forti di amicizie che, aldilà della diversità di opinione sui singoli problemi, sono durate per anni e durano ancora.

Questa realtà e questo clima mi sono venuti alla mente quando si realizzò una semplice e bella cerimonia per iniziativa di Maria Murmura alla quale dobbiamo grande gratitudine per essere stata una valida e appassionata raccoglitrice di testimonianze sul suo sposo e per aver quindi messo a nostra disposizione un patrimonio su cui riflettere e da cui trarre spunti di lavoro per il futuro. La Chiesa di Sant’Ivo era piena perché alla cerimonia hanno partecipato politici ed amici di ogni tendenza culturale. Una cosa mi ha molto colpito e la ricordo con grande commozione: il fatto cioè che Maria Murmura e le sue figliole abbiamo fatto venire da Vibo Valenzia per accompagnare la funzione un gruppo di musicisti locali; Mi è parso ricco di significato il fatto che questo uomo eccezionale fosse accompagnato dalla musica della sua terra quasi a confermare nel modo più alto e coinvolgente le proprie radici e l’appartenenza alla terra del Mezzogiorno per la quale ha molto lavorato in nome di quel principio di giustizia che lo ha spinto a stare sempre dalla parte dei più deboli. Murmura è stato insomma testimone e realizzatore di quella che potremmo chiamare “l’altra politica” rispetto all’attuale modo corrente di intendere la politica come scontro e come lotta per la conquista del potere

Quando, nella VII Legislatura sono stata eletta al Senato ho fatto una “scoperta” che non mi ha entusiasmato perché in famiglia ero abituata ad un rispetto quasi sacrale per le Istituzioni. Ho scoperto che molti colleghi di ogni partito politico consideravano parte (anzi alcuni centro) del proprio impegno parlamentare il lavoro di auto promozione realizzato soprattutto attraverso la quotidiana passeggiata in Transatlantico. Non ho mai visto il Senatore Murmura passeggiare per il Transatlantico o per le Sale di Palazzo Madama più frequentate dai giornalisti ed attigue all’Aula. Non ne aveva tempo e credo proprio neppure la voglia. Era infatti troppo impegnato nel vero lavoro parlamentare che si svolge tra l’Aula, le Commissioni, i Comitati, che riempie tutte le giornate e spesso si prolunga ogni giorno della settimana perché, per ottenere dei risultati non basta essere presenti in aula ma occorre essere preparati e la preparazione richiede tempo, pazienza e spesso fatica. Sono stata come Lui Presidente della Commissione Affari Costituzionali (Murmura al Senato, io Alla Camera), ma non ho mai presieduto come invece Lui ha fatto il Comitato Pareri, lavoro da molti poco valutato ma che è invece essenziale perché realizza il primo contatto fra una nuova proposta o un nuovo disegno di legge e il Corpus Irius della Stato. Siccome il parere di costituzionalità va dato su tutte le iniziative legislative, vuol dire che dalla scrivania di Murmura passava tutto ciò su cui il Parlamento doveva pronunciarsi.
Facevo parte del Direttivo del mio gruppo parlamentare, organismo che fra l’altro aiuta il Presidente nella scelta dei relatori dei singoli provvedimenti. Quando ci si trovava di fronte ad una iniziativa legislativa particolarmente delicata in materia istituzionale quest’ultima veniva sempre affidata al Senatore Murmura che non si è mai tirato indietro. Fra queste possiamo ricordare la riforma della Corte dei Conti, La istituzione dei Tar, la riforma della Polizia e tante altre. Ma non solo nelle materie istituzionali Murmura era un esperto che dava pieno affidamento. Ad esempio ho letto con attenzione l’intervento che egli, quando era Sottosegretario al Ministero dell’Interno, fece sul tema della droga ad una assemblea delle Nazioni Unite. E’ un tema che conosco bene per avervi lavorato per anni con il Senatore Vassalli, Ministro di grazia e giustizia e posso assicuravi che l’intervento fatto da Murmura in sede Onu va molto al di là di una elencazione freddamente burocratica di problemi e possibili soluzioni.
Ma non solo sui “grandi temi” era presente e puntuale il Senatore Murmura. Fra le interrogazioni presentate ne ho trovate alcune relative al Rione Cappelle di Bacoli, un piccolo paese del territorio di Pozzuoli spesso sconvolto da bradisismi e da altre manifestazioni di tipo vulcanico: anche di questi problemi, lontani dal suo collegio elettorale, si occupava il nostro Senatore.
Sarebbe poi di estremo interesse rileggere e commentare le sue posizioni sul delicatissimo tema dell’aborto rispetto al quale Murmura prende decisamente posizione.

Molto ancora ci sarebbe da dire ma credo che noi tutti, ringraziando ancora Maria e le sue figliole per la ricchezza di pensiero e di riflessioni che mettono a nostra disposizione, vogliamo considerare la tappa di oggi non come un punto di arrivo ma come il punto di partenza di un cammino culturale ed istituzionale verso una società più giusta ed umana.
Il Presidente della Repubblica – anch’egli cresciuto in un clima arricchito dai valori del cattolicesimo democratico – ha voluto premiare il nostro Senatore, uomo buono, coraggioso e ricco di cultura conferendo al premio Murmura la medaglia al merito.
Ringraziamo e consideriamo questo gesto di altissimo significato e valore come un incentivo a noi tutti perché il “Tesoro Murmura”, cioè la ricchezza del suo pensiero e del suo esempio non vadano perduti.